Rito Ambrosiano – Commento al Vangelo di domenica 11 Luglio 2021

R

VII DOMENICA DOPO PENTECOSTE

Anno B – Rito Ambrosiano – 11 luglio 2021

Il Signore dà vittoria al suo consacrato

VANGELOGiovanni 16,33–17,3:
In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: 16,33«Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!». 17,1Così parlò Gesù. Poi, alzàti gli occhi al cielo, disse: «Padre, è venuta l’ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te. 2Tu gli hai dato potere su ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato. 3Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo».

Fratelli, sorelle,

la tribolazione è la via sulla quale i discepoli del Signore possono ancora imparare a seguire con coerenza Gesù, loro Maestro. Affidamento senza riserve in Lui e tribolazione sofferta, a causa del Suo nome, diventano come due traiettorie che s’intrecciano nelle parole che Gesù ci regala nel brano evangelico della liturgia di questa domenica (VII dopo Pentecoste, 11 luglio 2021).

“Abbiate pace in me”

E l’inizio è già consolante: “Vi ho detto questo perché abbiate pace in me”. Perché siamo affamati di pace. Di una pace che ci sta dentro, prima d’esser frutto dei nostri rapporti e delle nostre buone relazioni. Come anche scrive Agostino: “ci hai fatti per te; e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te” (Confessioni 1.1,1). Una pace, dunque, che non è frutto di conquista, di buona volontà messa nel conto, di una rettitudine di comportamento. Qui si tratta di una pace che ci deriva dal fatto che Lui per primo ha stabilito con noi una relazione profonda che ci raggiunge come un dono inatteso e sperato ad un tempo. “Abbiate pace in me” infatti ci dice. Come ci portasse Lui, nel Suo cuore, dentro il Suo indicibile orizzonte.

E questo contrasta con certa pace da salotto, fatta più di ricerca di quiete per sé, di tranquillità. Senza troppi scossoni, senza fatiche. Un po’ da salotto davanti a un caminetto o dentro un convegno sui conflitti mondiali dove si può parlare di tutto, senza pagare comunque di persona, senza alcun compromesso. La pace vera, quella che Gesù ci sta regalando è tutt’altra cosa. Può comportare fatica, può chiedere la lotta, sino all’incomprensione e il disprezzo se decidiamo di stare dalla Sua parte. Come quando Gesù afferma di non essere “venuto a portare la pace, ma la guerra e la divisione” (Mt 10,34). La Sua pace passa di lì, da una compromissione nei Suoi confronti. In questa operatività che agisce nel Suo nome persino Gesù proclama alla fine “Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio” (Mt 5,9).

“Nel mondo avete tribolazioni”

E il punto determinante sta proprio nell’accettare di entrare in un rapporto con Lui proprio di chi ha il coraggio di non tirarsi indietro. Pronti ad accettare, stando con Lui, tutte le possibili conseguenze. Per questo Gesù Si affretta a dire ai Suoi, subito dopo aver parlato loro di pace, che stando nel mondo, inevitabilmente ci saranno fatiche: “stando nel mondo avete tribolazioni” e nessuno sarà risparmiato. “Quando un uomo non è perseguitato a causa delle sua fede non è facile sapere quello in cui crede e quanto profondamente vi crede […]. Crediamo veramente solo in quello per cui accetteremmo, nel caso ci trovassimo nella situazione, di essere considerati idioti e soffrire” (Jean Guitton, Che cosa credo).

Non è scontato, infatti, mettersi a ragionare a tavolino sul senso della fede e dei suoi significati. Anzi, neppure più è data questa opportunità. Piuttosto a tutti è riservata una condizione di dolore e di sofferenza che nessuno è mai riuscito a spiegare. Ci sono nel mondo ancora oggi migliaia di credenti perseguitati a causa della loro fede professata o anche semplicemente proclamata invocando il nome santo di Dio, facendo un segno di croce. E proprio per questa condizione ultima, nella quale ancora molti si trovano Gesù ha cantato la Sua beatitudine definitiva: “Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi” (Mt 5,11-12).

“Abbiate coraggio: io ho vinto il mondo”

Quando poi si entra in un rapporto tanto profondo con Lui, così partecipato, sino a sperimentare la grazia della Croce sulla quale Lui ci ha preceduto, allora tante mediazioni possono anche cadere. E si resta come sospesi con Lui tra cielo e terra e solo la Sua forza attrattiva – “e quando sarà innalzato attirerò tutti a me” – ci può sostenere. Questa è stata, del resto, anche l’esperienza stessa di Gesù abbandonato. Dove solo l’abbandono al Padre che Gli stava accanto ma che Lui non percepiva, Lo sorreggeva e se Lo stringeva al cuore. Così come anche un amico pregava: “Signore Gesù, Tu sei i miei giorni, non ho altri che te nella mia vita.

Quando troverò un qualcosa che mi aiuta, te ne sarò immensamente grato; però Signore, quand’anche io fossi solo, quand’anche non ci fosse nulla che mi dà una mano, non ci fosse neanche un fratello di fede che mi sostiene, Tu, o Signore, mi basti, con Te ricomincio da capo. Tu mi basti, Signore” (L. Serenthà, Tu sei i miei giorni). Per questo Gesù, nel Vangelo odierno, facendoci coraggio, ci assicura di avere ormai per sempre vinto il mondo: “abbiate coraggio: io ho vinto il mondo”. Donaci, o Gesù, di tenere anzitutto lo sguardo fisso su di te. Tu sei colui da cui la nostra fede deriva, sei colui che la porta a perfezione, colui che ha corso nella prova prima di noi, colui che ci conduce, che non ci lascia sbagliare cammino. Fa’ che noi ti contempliamo con affetto profondo e possiamo trovare forza e gioia nel seguirti anche nelle scelte difficili” (C. M. Martini, Vedere il mondo con gli occhi di Dio. Preghiere, 2005).

don Walter Magni

 

Top