Rito Ambrosiano – Commento al Vangelo di domenica 13 Giugno 2021

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III DOMENICA DOPO PENTECOSTE

Anno B – Rito Ambrosiano – 13 giugno 2021

Mirabile è il tuo nome, Signore, su tutta la terra

VANGELO – Marco 10,1-12 In quel tempo. 1Partito di là, il Signore Gesù venne nella regione della Giudea e al di là del fiume Giordano. La folla accorse di nuovo a lui e di nuovo egli insegnava loro, come era solito fare. 2Alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, gli domandavano se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. 3Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». 4Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla». 5Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. 6Ma dall’inizio della creazione li fece maschio e femmina; 7per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie 8e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. 9Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto». 10A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. 11E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; 12e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».

Fratelli, sorelle,

ho celebrato tanti matrimoni e ho constatato ultimamente che si tratta delle nozze di coppie di conviventi, mossi dal desiderio sincero di fare un passo cristiano importante, festeggiando la loro esperienza d’amore. Alla ricerca di un brano di Vangelo adatto, spesso la loro scelta cade sulla disputa riguardante il divorzio tra Gesù e i farisei (III domenica dopo Pentecoste, 13 giugno 2021).

Realismo di partenza

Si ha l’impressione che l’indissolubilità del matrimonio sia questione di pochi e che solo la Chiesa cattolica si ostini a ribadirla come un valore indiscutibile. E anche riferendoci alle coppie che chiedono di celebrare il matrimonio cristiano la situazione, statisticamente parlando, non è diversa. Più del 90% delle coppie convivono da alcuni anni e spesso capita che alcune coppie si iscrivano al corso di preparazione al matrimonio cristiano con appresso i figli o mentre lei è in attesa di un figlio. E sono molte le coppie che chiedono il Battesimo del loro bambino, constatando che spesso i genitori non sono di fatto sposati. Né civilmente, né in Chiesa. Parlare di fidanzamento a molti giovani sembra di fare riferimento a una esperienza per loro superata. Piuttosto amano parlare di un periodo di ‘prova’. E ci sono anche coppie di divorziati che si accostano per ricevere l’Eucaristia, senza fasi troppi scrupoli. Anche ai tempi di Gesù la situazione matrimoniale, pur essendo fortemente normata, non doveva essere molto ordinata. La poligamia non era stata abolita e la stessa monogamia stentava a raggiungere una stabilità sociale. C’era soprattutto una sorta di intoppo legislativo. Perché lo stesso Mosè, data la situazione complessa, aveva dovuto concedere il divorzio. Così, per interpretare il dettato mosaico, c’erano scuole diverse rabbiniche: quella rigorosa di Shammaj e quella tollerante di Hillel. Si comprende pertanto la malizia della domanda posta dai farisei a Gesù: “È lecito ad un marito ripudiare la propria moglie?”

Nel sogno di Dio

A parte il tono maschilista della domanda, come reagisce Gesù? Cosa Gli sta veramente a cuore? La Sua fondamentale preoccupazione non è tanto giudicare, ma riabilitare, salvare la situazione, attenendoSi al dettato della Sua missione evangelica. Così enunciata nel vangelo di Giovanni: “non sono venuto a giudicare il mondo, ma a salvare il mondo” (Gv 12,47). Gesù non affronta le fatiche che l’esperienza matrimoniale comporta con l’atteggiamento di un giudice. Per un verso, rimandando alle indicazioni della Legge, evidenzia che lo stesso Mosè dovette adattarsi alla durezza del cuore delle gente (sklerocardìa) nell’accogliere l’indicazione di Dio; per un altro, va al cuore del sogno di Dio, ribadendo che “dall’inizio della creazione li fece maschio e femmina” e, in ragione di questo principio, allora “l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola”. Concludendo che “l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto”. Un’esortazione più che un comando. L’indicazione di una prospettiva che la Chiesa deve custodire permettendo a tutti i suoi figli di continuare a confrontarsi. Stando nel tempo della libertà e della conversione. Del cammino paziente e dell’attesa propria dell’amore che non smette mai di sperare. Un cantautore portoghese canta: “Se il tuo cuore non vorrà cedere / Né sentire passione, né vorrà soffrire / Senza preoccuparsi di quello che verrà / Il mio cuore può amare per tutti e due” (Amar pelos dois Amare per tutti e due, di Salvador Sobrai).

“Come sigillo sul tuo cuore”

Gesù dunque non giudica, ma il Suo primo intento è di salvare. E salvare per Lui poi significa concretamente trasformare. Come quando, invitato alle nozze di due giovani sposi a Cana di Galilea, Sua madre Maria L’ha messo davanti al disagio non indifferente per una festa di nozze: la totale mancanza di vino. Così Gesù trasforma l’acqua contenuta nelle giare per la purificazione in più di seicento litri di ottimo vino. Come volesse segnalare a partire dall’amore di due giovani sposi la possibilità di un vero e proprio annuncio evangelico. Il vangelo di una gioia che salva, capace di far scaturire una sorgente che già preannuncia l’amore stesso di Dio che in Lui si è pienamente manifestato nel mondo. Per dire tutto questo ci siamo abituati, aiutati dalla teologia della Chiesa ad usare la parola ‘sacramento’. Volendo affermare, significare che l’unione sponsale di un uomo e di una donna possono diventare la presenza reale e viva di Gesù. Così come la riconosciamo presente realmente nelle specie eucaristiche del pane e del vino. Ed è così che Gesù entra sacramentalmente, realmente, nelle pieghe più profonde della vita matrimoniale di una coppia come sigillo indelebile dal quale i due non si potranno più smarcare. Gesù diventa loro compagno di viaggio “nella buona e nella cattiva sorte”, come anche recita il rito delle nozze cristiane. Come, infatti, ricorda il Cantico dei cantici: “Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio; perché forte come la morte è l’amore, tenace come gli inferi è la passione”.

don Walter Magni

L'autore

Walter Magni

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