Rito Ambrosiano – Commento al Vangelo di domenica 15 Maggio 2022 – don Walter Magni

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V DOMENICA DI PASQUA

Anno C – Rito Ambrosiano – 15 maggio 2022

Dove la carità è vera, abita il Signore

Giovanni 13, 31b-35: un comandamento nuovo: amatevi come io ho amato voi – In quel tempo. Il Signore 31Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. 32Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. 33Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire. 34Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. 35Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».

Fratelli e sorelle,

si continua nell’approfondimento delle ragioni che giustificano e sostengono una intensa testimonianza di Gesù morto e risorto. Per stare anche al Vangelo odierno (V domenica di Pasqua, 15 maggio 2022), è propriamente l’amore di Dio, l’amore che è Dio che solo può spiegare la piena glorificazione di Gesù: “Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui”.

Come Gesù

Gesù ci invita fondamentalmente ad amarci come Lui ci ha amati: “Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri”. E il rapporto tra come (io vi ho amati) e così (amatevi anche voi) traccia la prospettiva precisa sulla quale Gesù intende avviare i Suoi. Quasi fosse l’unico esercizio in grado di condurci al cuore stesso dell’amore che Lui intrattiene con il Padre Suo. Come fosse riuscito in questo modo a raggiungerci definitivamente, intravedendo già la piena realizzazione della nostra esistenza. Il suo pieno compimento. Come questo amore ha dato compimento alla Mia esistenza, così questo stesso amore può dare senso definitivo anche alla vostra vita.

Così che, raggiunti e avvolti da un amore così grande, non ci è dato più scampo. E neppure ci potrà sembrare troppo arduo e inattuabile, ma se sempre più praticabile, possibile, a disposizione. Cadono così tutti i nostri piccoli calcoli, tutte quelle misure spesso giocate in attesa di ritorni senza alcun valore: “vi è – infatti – più gioia nel dare che nel ricevere” (At 20.35). Siamo persi definitivamente a noi stessi, all’assolutezza di certi progetti, anche ecclesiali, perché solo l’amore resta, “non verrà mai meno” (1Cor 13,8). E questo diventa in noi come un’inquietudine, una tensione, una vocazione, come scriveva Teresa di Lisieux: “Gesù, Amore mio, la mia vocazione l’ho finalmente trovata: la mia vocazione è l’amore! Si, ho trovato il mio posto nella Chiesa e questo posto, Dio mio, me l’hai dato tu! Nel cuore della Chiesa mia Madre, io sarò l’amore. Così, sarò tutto e il mio sogno sarà attuato!” (Diaro).

È Lui la novità

Gesù, dunque, ci parla di un comandamento nuovo: “Vi do un comandamento nuovo”. Nuovo in che senso? Non certo nel senso che l’amore come reciprocità (“amatevi gli uni gli altri”) comporti per sé una particolare novità rispetto ai comandamenti della Legge mosaica. Lo stesso libro del Levitico diceva: “Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore” (19,18). La novità starebbe, invece, nella capacità di riconoscere che il legislatore non è più Mosè, ma come appunto dice il Vangelo di Giovanni nel primo capitolo: “la legge fu data per mezzo di Mosè” mentre “la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù” (Gv 1,17).

La novità sta in quella modalità d’amore che proprio Gesù ci ha insegnato: “Come io vi ho amato, così amatevi anche voi”. Questa è la grande novità che trova la sua declinazione nel modo stesso che Gesù ha di porgerSi amando, trattando i Suoi non più come servi esecutori, ma come amici. Come, infatti, dice poco prima nella pericope evangelica odierna: “non vi chiamo più servi, ma amici (Gv 15,15), tornando così a ripetere subito dopo appunto che: “questo vi comando: amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi” (Gv 15,17). Ed è chiaro che non si tratta di un amore che si può ingiungere o comandare: l’amore tra amici non è un comandamento che piove dall’esterno o dall’alto, come un comando dato a un servo, ma piuttosto scaturisce come una legge da dentro una relazione profonda, unica e familiare, amicale appunto.

Così anche noi

E adesso tocca agli amici dell’Amico: “così amatevi anche voi gli uni gli altri”. Un come che ci responsabilizza, che ci impegna tutti, senza riserve. Ricordo i versi di una lirica che dice: “Dio non è nella rigidità, / Dio non è nel trattenersi, / Dio non è nel chiudersi. / È nello sbilanciarsi, che è / lo sbilanciarsi dell’amore” (A. Casati).

Ci è chiesto cioè il coraggio dello sbilanciamento, della compromissione nei Suoi confronti. Accettando, dopo l’invito a danzare la danza dell’amore Suo, di cominciare finalmente, a muovere qualche passo, rischiando proprio quei movimenti dell’amore che non potranno che restare nel Suo orizzonte.

“Poiché le parole non sono fatte per rimanere inerti nei nostri libri, / ma per prenderci e correre il mondo in noi, / lascia, o Signore, che di quella lezione di felicità, / di quel fuoco di gioia che accendesti un giorno sul monte, / alcune scintille ci tocchino, ci mordano, c’investano, ci invadano. / Fa’ che da essi penetrati come ‘faville nelle stoppie’ / noi corriamo le strade di città accompagnando l’onda delle folle / contagiosi di beatitudine, contagiosi di gioia” (M. Delbrêl, la gioia di credere).

La nostra vita spesso procede vuota e triste, perché ci manca la musica dell’amore. Ho trovato scritto che talvolta noi rischiamo di mettere un gomitolo di lana in una gabbia, aspettando che si metta a cantare come un uccellino. Usciamo da inutili fantasie, da certi camuffamenti della realtà; da tutta una serie di camuffamenti che ci illudono di quanto mai si avvererà. Solo l’amore è credibile, solo l’amore che Lui ci ha insegnato dura e porta a compimento

don Walter Magni

 

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