Rito Ambrosiano – Commento al Vangelo di domenica 17 Gennaio 2021

R

II DOMENICA DOPO L’EPIFANIA

Anno B – Rito Ambrosiano – 17 gennaio 2021

Benedetto il Signore, Dio d’Israele, egli solo compie meraviglie

LETTURA Isaia 25,6-10a. Il Signore preparerà per tutti i popoli un banchetto di vini eccellenti

SALMO 71 (72). Benedetto il Signore, Dio d’Israele, egli solo compie meraviglie. EPISTOLA Colossesi 2,1-10a. In Cristo abita la pienezza della divinità

VANGELO Giovanni 2,1-11. Il segno alle nozze di Cana. – In quel tempo. 1Vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. 2Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. 3Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». 4E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». 5Sua madre disse ai servitori:

«Qualsiasi cosa vi dica, fatela». 6Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta e centoventi litri. 7E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. 8Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono. 9Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo 10e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora». 11Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò  la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

Fratelli. Sorelle,

le nozze di Cana (II domenica dopo l’Epifania, 17 gennaio 2021) sono per Gesù l’occasione per avviare il primo dei sette segni, che nel Vangelo di Giovanni tracciano il percorso che Lo porterà a dare compimento alla nostra salvezza nel segno ultimo della Sua morte e della Sua resurrezione. E tutto comincia durante la festa di nozze di due giovani sposi. Come “l’inizio dei segni compiuti da Gesù”. E volendo essere precisi: proprio questo “fece Gesù come principio dei segni”.

“L’inizio dei segni”

E un segno non è un miracolo. Un miracolo ti seduce per sua la stranezza, spettacolarità. Ti incuriosisce, ma c’entra poco con la quotidianità dei tuoi giorni. È sempre il privilegio di pochi. Un segno, invece, quando capita, te lo senti tuo, come ti toccasse nella carne. E lo vedi, lo senti. E  come dice la parola – segno – rimbalza subito altrove, facendoti guardare in quella direzione. Come aiutandoti a puntare diritto l’indice, puntando a un fine. E dentro ti domandi: cosa mi sta dicendo Dio? Cosa mi sta in-segnando Gesù? Anzitutto stupisce il contesto. Gesù che sceglie un cortile, l’umile casa di un villaggio sperduto della Galilea delle genti. E Cana non dista neppure molto da Nazareth, il luogo dove anche Gesù è stato concepito ed è poi cresciuto dentro la bottega di Giuseppe. E l’umiltà, la semplicità dei luoghi dove Dio ama lasciare il segno sono come un incoraggiamento, un vero e proprio invito a cambiare rotta, a intuire la direzione.

Spesso noi i segni di Dio li andremmo a cercare anzitutto dentro le chiese e i grandi santuari che raccolgono le nostre devozioni. E, invece, il primo dei segni del compimento della presenza viva e reale di Dio tra noi fiorisce nel grembo di una donna e ricompare ancora proprio là dove l’amore di due giovani sposi cominciano l’esperienza forte e gioiosa dell’amore. E questo ci incoraggia a ricercare altri segni anche là dove la nostra vita trascorre i giorni. Dove la pazienza si ripete all’infinito e la sofferenza a volte giunge inattesa e il cuore spontaneo s’allarga alla gioia, senza temere il giudizio di nessuno.

“Anche Gesù”

E in quel cortile, dentro quella casa c’è aria di festa. Tutto è stato predisposto e tutti a loro modo vogliono entrare, partecipare alla festa di chi ama la vita, di chi credo al futuro e con coraggio apre ancora varchi di speranza. Ci sono i colori della festa, gli odori di cibi raffinati, il suono di melodie che invitano alla danza e al canto. Le porte sono spalancate, qualcuno ti accoglie sorridendo e ti invita a sedere. Non è una festa per pochi, per alcuni prescelti. Qualcuno addirittura trova l’occasione per abbandonarsi un po’, per lasciarsi andare, lasciandosi cullare da un clima così più libero e sereno. E intona una canzone, osando persino qualche incerto posso di danza. Senza più calcoli, senza quelle formalità che ti irrigidiscono il volto, rendendo tutto più compassato e smorto. Come certe celebrazioni del mistero di Gesù che Si dona.

Senza più passione, un sussulto, senza un sorriso. Dov’è finita la gioia dell’amore nelle nostre chiese? Forse anche Dio si potrebbe annoiare durante certe celebrazioni, sentendoSi talvolta un po’ mortificato e irrigidito in schemi sin troppo angusti e chiusi. Ma alle nozze di Cana, alle quali “anche Gesù” Si è reso presente, il nostro Dio Si sbilancia, preso pure Lui da quel clima festoso e carico di gioia. E ci sarà pure un motivo che giustifica tutte quelle parabole che Gesù amava raccontare parlandoci di un re che per le nozze di Suo Figlio impazziva. Disposto a tutto pur di trovare gente disposta ad entrare nella sala della festa. Un Dio che non disdegna il vino buono, la gioia che sa infondere il canto del bell’amore.

“Non hanno più vino”

E viene il momento del segno. Maria è colei che subito comprende la situazione, prevede il disagio del vino che manca, del venir meno della gioia del vangelo. Informa il Figlio e con Lui discute e organizza, dicendo ai servi di attenersi a tutte le Sue indicazioni: “qualsiasi cosa vi dica, fatela”. E così il segno si vede in tutta la sua abbondanza smisurata: 600 litri d’acqua che diventano vino squisito. Perché in una festa non può mancare il vino, quello buono. E proprio questo sembra contrastare un po’ con quanto spesso avviene nelle eucaristie che celebriamo nelle nostre chiese. Anche se le parole della consacrazione risuonano alte e precise, anche se il canto è perfetto e tutto è ben eseguito, qualcosa a volte sembra mancare.

Quasi avvenisse il contrario del segno di Gesù e quel vino fosse annacquato e diluito a tal punto che ti pare di bere soltanto acqua. E Maria a ripeterci: “non hanno più vino”. “Santa Maria, donna del vino nuovo, quante volte sperimentiamo pure noi che il banchetto della vita languisce e la felicità si spegne sul volto dei commensali! È il vino della festa che vien meno. Sulla tavola non ci manca nulla: ma, senza il succo della vite, abbiamo perso il gusto del pane che sa di grano (…). Santa Maria, donna del vino nuovo, fautrice così impaziente del cambio, che a Cana di Galilea provocasti anzitempo il più grandioso esodo della storia, obbligando Gesù alle prove generali della Pasqua definitiva (cfr. Gv 2,1-11), tu resti per noi il simbolo imperituro della giovinezza” (T. Bello).

don Walter Magni

L'autore

Walter Magni