Rito Ambrosiano – Commento al Vangelo di domenica 20 Marzo 2022 – don Walter Magni

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DOMENICA DI ABRAMO

Terza di Quaresima – Anno C – Rito Ambrosiano – 20 marzo 2022

Salvaci, Signore, nostro Dio

VANGELO: Giovanni 8,31-59 In quel tempo. Il Signore 31Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; 32conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». 33Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?». 34Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. 35Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. 36Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. 37So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. 38Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro». 39Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. 40Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. 41Voi fate le opere del padre vostro». Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». 42Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato. 43Per quale motivo non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. 44Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c’è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna. 45A me, invece, voi non credete, perché dico la verità. 46Chi di voi può dimostrare che ho peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? 47Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non ascoltate: perché non siete da Dio». 48Gli risposero i Giudei: «Non abbiamo forse ragione di dire che tu sei un Samaritano e un indemoniato?». 49Rispose Gesù: «Io non sono indemoniato: io onoro il Padre mio, ma voi non onorate me. 50Io non cerco la mia gloria; vi è chi la cerca, e giudica. 51In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno». 52Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. 53Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?». 54Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio!”, 55e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. 56Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia». 57Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?». 58Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono». 59Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.

Fratelli, sorelle

Nel vangelo della III domenica di Quaresima (detta di Abramo, 20 marzo 2022), Abramo sta sullo sfondo di una serrata discussione tra Gesù e un gruppo di Giudei che avevano cominciato a fidarsi di Lui. Obiettivamente la tesi di Gesù era rivoluzionaria: la fede di Abramo, come pure la fede di tutti coloro che a lui si riferiscono, non si oppone al fatto che Gesù sia il Messia, il Figlio di Dio.

Una relazione insondabile

Ebrei, cristiani e islamici continuano a venerare Abramo come Padre della loro fede, anche se proprio queste religioni, lungo la storia, si sono osteggiate, pretendendo di avere un’esclusiva nei confronti di un Dio unico, creatore e Signore del cielo e della terra, come ha creduto Abramo. Così ogni religione del Libro ha cercato di tirare Dio dalla sua parte, come uno che va contro all’altro e ci divide. Ma questo è il punto critico che dovrebbe indurci tutti a essere più umili. Nessuno potrà mai avere la pretesa di sapere cosa è davvero intercorso tra Abramo e il suo Dio.

Cosa si sono detti dal profondo del cuore. Siamo al cospetto di un mistero che appartiene anzitutto a Dio e ad Abramo. Perché Dio ha deciso di parlare ad Abramo? E perché io ho la grazia di credere che Gesù è il Figlio di Dio? Della relazione insondabile tra Dio e Abramo possiamo solo vedere le conseguenze. Di fatto, appena Dio parla ad Abramo, subito questi rompe con la religione dei suoi padri e con il clan di appartenenza.

“Esci dalla casa di tuo padre, verso il paese che io ti indicherò” (Gn 12,1) gli ha detto Dio e Abramo si sente come spaesato, senza sapere dove andare. Sicuro solo del fatto che il Signore una terra gliela indicherà prima o poi. Gli ha solo detto: “Lekh lekhà”, cioè: “vattene per conto tuo”, fidati solo di me. Così Abramo si avvia. E proprio questo andare senza méta potrà sembrarci strano. Perché in fondo ancora qualcosa ci sfuggirebbe quando Dio dovesse chiedere anche a noi qualcosa del genere. A Dio, infatti, interessa che gli facciamo spazio e di Lui ci fidiamo

Riconoscere ancora Dio

L’errore nel quale incorrono quei Giudei che discutevano con Gesù è il tipico fondamentalismo che colpisce coloro che pretendono di irrigidire il Dio che ha parlato ad Abramo dentro uno schema. Da Abramo che s’incammina fidandosi solo dell’invito di Dio scaturisce la religiosità ebraica. Fatta di riti e di orazioni, di liturgie solenni e suggestive, capace di far nascere un popolo che si stanzia in una terra e costruisce un grande tempio.

Sempre più convinto d’essere il custode, l’erede unico della grande fede di Abramo. Senza ammettere più confronti. Senza sapere più ascoltare. Anche Colui che ora ti sta parlando col cuore in mano proclama d’essere il figlio di Dio, il Messia che aspettavi e ha il coraggio di affermare: “prima che Abramo fosse io sono”. Così, senza più saper ascoltare, si perde l’anima dell’altro, la sua verità più profonda.

E questo è il rischio che si nasconde in tutte quelle religioni che si celano dietro i propri riti e le proprie formule perdendo di vista l’umano che ti sta davanti, dentro il quale Dio si è pienamente rivelato. Così, nel nome di un Dio fatto a nostra immagine più che noi alla Sua, ci siamo fatti guerra per difendere il nulla. E se ancora Gesù ripetesse come ai Giudei la Sua verità che precede Abramo, d’istinto forse raccatteremmo una pietra per ucciderLo ancora. Qualsiasi forma di ricerca religiosa autentica, di dialogo o di incontro tra le religioni trova il suo sigillo nell’essere portatrice di un senso che tende all’umanizzazione degli uomini. Se diventiamo disumani e annientiamo la vita è perché abbiamo perso Dio lungo la strada.

Dare credito a Gesù

Ci potremmo domandare a questo punto qual è il ruolo decisivo di Gesù. In cosa ci aiuta a superare il rischio del fondamentalismo religioso, che pure in noi si annida e si nasconde. Merita tornare su quando dice ai Giudei, che hanno pure cominciato a darGli credito, a credere in Lui: “Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”. Diventa così decisivo domandarci se il Vangelo è ancora liberante per noi. Qualcosa che ci rende davvero più semplicemente umani e più veri. Alle nuove generazioni un Dio tappabuchi non interessa.

A un Dio rigido e vuoto, che non saprebbero ascoltare, preferiscono un mondo effimero e indifferente. Dio non chiede d’essere riconosciuto solo ai limiti delle nostre possibilità, ma al centro della vita: “riconosciuto nella vita, e non solamente nel morire; nella salute e nella forza, e non solamente nella sofferenza; nell’agire, e non solamente nel peccato. (…) Egli è il centro della vita, e non è affatto venuto apposta per rispondere a questioni irrisolte” (D. Bonhoeffer, Resistenza e resa).

Gesù, dunque, volto del Dio affidabile; Gesù, mio Signore, segno indelebile della presenza di Dio dentro la storia. Forse qualcosa ci trattiene dal dire ad alta voce che semplicemente Lo amiamo come ci insegnano i santi. Ma già ascoltarLo e accoglierLo prendendoLo in seria considerazione, amandoLo per quello che è e vuole essere per ciascuno di noi che L’abbiamo incontrato è una grazia che non ha prezzo. Lui dentro la nostra vita e noi dentro la Sua, semplicemente alle soglie di un amore senza tempo.

don Walter Magni

 

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