Rito Ambrosiano – Commento al Vangelo di domenica 21 Marzo 2021

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DOMENICA DI LAZZARO

Anno B – V di Quaresima – Rito Ambrosiano – 21 marzo 2021

Il Signore fece uscire il suo popolo fra canti di gioia

LETTURA Deuteronomio 6,4a.20-25. Quando tuo figlio ti domanderà, risponderai: eravamo schiavi del faraone e il Signore ci fece uscire dall’Egitto con mano potente
SALMO 104 (105). Il Signore fece uscire il suo popolo fra canti di gioia.
EPISTOLA, Efesini 5,15-20. Inneggiate al Signore, rendendo continuamente grazie.
VANGELO Giovanni 11,1-53. La risurrezione di Lazzaro – In quel tempo. 1Un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. 2Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. 3Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». 4All’udire questo, Gesù disse:
«Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». 5Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. 6Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. 7Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». 8I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». 9Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; 10ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui». 11Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo». 12Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». 13Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. 14Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto 15e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». 16Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli:
«Andiamo anche noi a morire con lui!». 17Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. 18Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri 19e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. 20Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. 21Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! 22Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». 23Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». 24Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». 25Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; 26chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». 27Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo». 28Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». 29Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. 30Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. 31Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro. 32Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli:
«Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». 33Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, 34domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». 35Gesù scoppiò in pianto. 36Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». 37Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?». 38Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. 39Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». 40Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». 41Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. 42Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». 43Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». 44Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare». 45Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui. 46Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto. 47Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinedrio e dissero:
«Che cosa facciamo? Quest’uomo compie molti segni. 48Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione». 49Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla! 50Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!». 51Questo però non lo disse da sè stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell’anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; 52e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. 53Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.

Fratelli, sorelle,

la resurrezione di Lazzaro (V domenica di Quaresima, 21 marzo 2021) è un segno che anticipa, un indice puntato verso la resurrezione di Gesù che celebreremo nella prossima Pasqua. E mentre la resurrezione al mondo non dice gran che (“Di ciò di cui non si può parlare si deve tacere”, L. Wittgenstein), anche molti cristiani faticano a sentirla come una verità decisiva per la propria vita.

L’orizzonte degli affetti

Il segno della resurrezione di Lazzaro avviene a Betania. Un villaggio appena fuori Gerusalemme, dove Gesù Si reca volentieri. Nella casa di Marta e Maria, Gesù si trova bene, come fosse a casa Sua. Un rifugio dove Si può stare con scioltezza, senza doverSi difendere troppo o temere d’essere frainteso. Faremmo una lettura superficiale dell’episodio della resurrezione di Lazzaro se dovessimo prescindere dalla ricchezza dei sentimenti intensi e delle relazioni profonde che l’attraversano. Cominciano le due sorelle, che si premurano di far sapere a Gesù che “colui che tu ami è malato”. Così l’evangelista ha modo di evidenziare il fatto che “Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro”. Poi è Gesù stesso che fa una dichiarazione forte: Lazzaro “nostro amico si è addormentato e io vado a svegliarlo”. Entrano poi ancora in scena Marta e Maria che, andando in

tempi diversi incontro a Gesù, con tono accorato dicono: “se tu fossi stato qui” Lazzaro non sarebbe morto. E così Gesù, vedendo Maria “piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente (…) scoppiò in pianto”. E anche i Giudei a loro volta commenteranno: “guarda come lo amava!”. Se si vuole cogliere il messaggio rivoluzionario di questo episodio, queste dinamiche affettive vanno prese molto seriamente. Gesù, che Si compromette così direttamente e intensamente con i sentimenti più profondi e complessi del cuore umano, non ha proprio nulla da spartire con una visione asettica e formale, anaffettiva della fede.

Fede e pianto

Gesù prefigura la Sua resurrezione prendendo sul serio la commozione e il pianto. Intanto piangono Marta e Maria, pur professando totale fiducia in Gesù. E piangono anche i giudei. E Infine piange anche Gesù, condividendo e partecipando fino in fondo il dolore per la morte di un amico, Lazzaro, mentre S’affretta ad andare alla sua tomba. Soffrendo con loro, facendo Suo tutto il dolore per quella morte. Eppure – nota l’Evangelista – Gesù è pur consapevole che la malattia di Lazzaro non si concluderà con la morte soltanto, ma che anche quella può concorrere alla gloria di Dio e che sicuramente il Padre Lo esaudirà: “sapevo che mi dai sempre ascolto”. Eppure piange, come fa anche in altre occasioni. Anche Maria di Magdala, nel contesto della resurrezione di Gesù, proromperà in un pianto sconsolato, non avendo più trovato, nella tomba vuota, il corpo del Suo Signore. Così Gesù le domanderà: “perché piangi? Chi cerchi” (Gv 20,15). Sì, chi cerca davvero Maria? Chi cerchiamo quando il pianto prende anche tutti noi toccati dal dolore? Potremmo forse assomigliare a un bambino appena nato che, inoltrandosi nella vita, piange. Di certo, a partire da questo Vangelo non possiamo più scindere il pianto dalla adesione fiduciosa nel Dio della vita che vince la morte. E piangere per la morte di una persona cara non sarà più segno di una fede debole e sconsolata. Fede e pianto s’abbracciano, potremmo dire. Come l’una avesse bisogno dell’altro per essere semplicemente se stessi, per potersi inoltrare con verità nell’orizzonte di Dio.

“Io sono la resurrezione…”

Ma perché Gesù accetta e decide di riportare l’amico Lazzaro in vita? Come si spiega il segno grande della resurrezione? Altra risposta non c’è che l’amore! Gesù risuscita Lazzaro per Amore; Gesù risorge Lui stesso per amore! Per quanto ci si sforzi di dare una spiegazione capace di acquietare l’intelligenza e il cuore davanti all’esperienza dura della morte, la conclusione potrebbe essere comunque che “parlare di risurrezione agli uomini è come parlare di farfalle ai bruchi” (Ferrero). Il dialogo sulla resurrezione che Marta avvia con Gesù al cuore di questo episodio rimane sempre eloquente; “Gesù le disse: ‘Tuo fratello risorgerà’. Gli rispose Marta: ‘So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno’. Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà…Credi questo?”. Il senso della resurrezione, la certezza che dopo la morte ancora qualcosa vive e che la morte non è l’ultima parola detta sulla vita di Lazzaro e sulla nostra vita, sta tutto nel credere che la resurrezione non è qualcosa e neppure il tentativo estremo di sporgersi oltre la morte da parte nostra. La resurrezione secondo il Vangelo sarà sempre il frutto maturo di un incontro con Lui. Come se Gesù dicesse: sono io che ti sto davanti la resurrezione “io sono la resurrezione e la vita (…). Credi (tu) questo?”. I cristiani, infatti, non si compromettono solo per un’idea di Dio o su un ragionamento che lo dimostri. I cristiani sono coloro che ancora scommettono solo sull’amore, fidandosi perdutamente di Lui.

don Walter Magni

L'autore

Walter Magni
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