Rito Ambrosiano – Commento al Vangelo di domenica 29 Novembre 2020

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TERZA DOMENICA DI AVVENTO

Anno B – Rito Ambrosiano – 29 novembre 2020

Le profezie adempiute

  • Isaia 51,1-6 Guardate ad Abramo vostro padre, perché io chiamai lui solo – Così dice il Signore Dio: «Ascoltatemi, voi che  siete  in  cerca  di  giustizia, voi  che  cercate  il  Signore; guardate alla roccia da cui siete stati tagliati, alla cava da cui siete stati estratti. Guardate ad Abramo, vostro padre, a Sara che vi ha partorito; poiché io chiamai lui solo, lo benedissi e lo moltiplicai. Davvero il Signore ha pietà di Sion, ha pietà di tutte le sue rovine, rende il suo deserto come  l’Eden, la  sua  steppa  come  il  giardino  del   Signore. Giubilo   e   gioia   saranno   in  essa, ringraziamenti e melodie di canto! Ascoltatemi attenti, o mio popolo; o mia nazione, porgetemi l’orecchio. Poiché da me uscirà la legge, porrò il mio diritto come luce dei popoli. La mia giustizia è vicina, si manifesterà la mia salvezza; le mie braccia governeranno i popoli. In me spereranno le isole, avranno fiducia nel mio braccio. Alzate al  cielo  i  vostri  occhi e  guardate  la  terra  di sotto, poiché i cieli si dissolveranno come fumo, la terra si logorerà come un vestito e i suoi abitanti moriranno come larve. Ma la mia salvezza durerà per sempre, la mia giustizia non verrà distrutta».
  • SALMO 45 (46) – Nostro rifugio è il Dio di Giacobbe.
  • EPISTOLA 2 Corinzi 2,14-16. I credenti, profumo di Cristo nel mondo – Fratelli, 14siano rese grazie a Dio, il quale sempre ci fa partecipare al suo trionfo in Cristo e diffonde ovunque per mezzo nostro il profumo della sua conoscenza! 15Noi siamo infatti dinanzi a Dio il profumo di Cristo per quelli che si salvano e per quelli che si perdono; 16per gli uni odore di morte per la morte e per gli altri odore di vita per la vita.
  • VANGELO Giovanni 5,33-39 Voi scrutate le Scritture: sono proprio esse che mi rendono testimonianza – In quel tempo. Il Signore Gesù disse: 33«Voi avete inviato dei messaggeri a Giovanni ed egli ha dato testimonianza alla verità. 34Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché siate salvati. 35Egli era la lampada che arde e risplende, e voi solo per un momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce. 36Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato. 37E anche il Padre, che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me. Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, 38e la sua parola non rimane in voi; infatti non credete a colui che egli ha mandato. 39Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me».

Fratelli, sorelle,

siamo giunti alla III domenica di Avvento (29 novembre 2020) e tutta la liturgia ci aiuta a definire il cristiano, il credente: uno che sa attendere il Signore, che lo sa aspettare, anche si dovesse trovare a vivere in circostanze e situazioni difficili. Gravose e di persecuzione. Suona pertanto come un pesante rimprovero l’amara constatazione di Ignazio Silone: “Mi sono stancato di cristiani che aspettano la venuta del loro Signore con la stessa indifferenza con cui si aspetta l’arrivo dell’autobus”.

“Roccia da cui siete stati tagliati”

Grida anzitutto il profeta Isaia: “Ascoltatemi, voi che siete in cerca di giustizia, voi che cercate il Signore; guardate alla roccia da cui siete stati tagliati, alla cava da cui siete stati estratti”. Il profeta, a chi ancora attende giustizia, confidando anzitutto nel Dio che viene, dice con molta decisione: non dimenticare di guardare alle tue radici, confida nelle tue origini. Sei la punta estrema di una storia. Scorporato da una roccia che il tempo non ha eroso e nessun terremoto ha mai potuto frantumare. C’è un dono unico e irripetibile nella nostra esistenza, che coloro che ci hanno generato alla fede ci chiedono di custodire con cura. Così la memoria va a chi ci ha insegnato a balbettare le parole e i gesti della fede.

Quando mia madre al mattino mi suggeriva con infinita pazienza preghiere semplici che non ho più dimenticato: “Ti adoro mio Dio, ti amo con tutto il cuore….”. E alla sera mio padre che con la sua grande mano accompagnava la mia, più esile e incerta, a tracciare su di me il segno della croce. Mentre la sua voce, scandendo bene le parole diceva: “nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”. E poi fu l’incontro con un prete santo; la pazienza infinita di alcune catechiste, lo sguardo accogliente e carico di attesa di alcuni educatori. Tutti coloro che ti hanno introdotti alla fede sono stati la roccia dalla quale sei stato ritagliato, la casa dalla quale sei stato estratto. Ritornare continuamente a questo passato diventa fondamentale, talvolta è imprescindibile, come un bisogno, per continuare a camminare ancora oggi incontro al Dio che viene.

“Lampada che arde e risplende”

E il Vangelo ci riporta poi a quella roccia che è Giovanni Battista, che Gesù stesso definisce: un solido “testimone della verità”. Non testimone di se stesso o un generico e incolore testimone di qualcosa, di qualcuno. Il Battista rimane nella nostra storia il grande “testimone della verità” di Colui che viene, che sta per venire e viene sempre e viene ancora. Testimone quindi di Gesù che non ha avuto alcun timore nel definirsi in modo netto ed evidente come la pienezza della verità: “Io sono la verità” (Gv 14,6). Noi, dunque, siamo in attesa, introdotti da Giovanni Battista, di Colui che viene a noi come verità certa, sicura. Ed è come se Gesù stabilisse con il Battista una sorta di intreccio, una relazione così profonda e stretta, che non è certo frutto di parentela di sangue o di una appartenenza etnico religiosa. Giovanni infatti è “come una lampada che arde e risplende” nei confronti della grande verità che preannuncia.

Tanto che Gesù stesso rimprovera i Suoi dicendo: “voi solo per un momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce”. Perché Dio continua ad avanzare nel mondo passando attraverso l’umiltà di uomini e donne che come lampade illuminano la strada alla verità, facendola trasparire nella concretezza di un’esistenza semplice e dimessa, da parole appena pronunciate, da una coerenza che trasuda dalla vita. Uomini e donne per nulla preoccupati di apparire, ma di far sì che Lui soltanto avanzi, che solo Lui Si veda. Come l’amico dello sposo che “esulta di gioia alla voce dello sposo”. Perché “Lui deve crescere e io diminuire” (Gv 3,29-30)

“Il profumo di Cristo” 

E un’ultima immagine ce la regala oggi Paolo nell’epistola ai Corinti quando afferma che voi siete “il profumo della sua conoscenza! Noi siamo infatti dinanzi a Dio il profumo di Cristo”. È urgente che ci siano ancora credenti capaci di declinare il Vangelo, come “profumo della sua conoscenza”. Raggiungendo con pazienza e in profondità l’intelligenza degli uomini. È sempre una grande avventura ridire Dio con i nostri linguaggi. Paolo, tuttavia, parlando ai cristiani di Corinto, descrive un profumo che non si può catturare con le nostre parole, articolare con i nostri ragionamenti. È un profumo che appartiene a tutti e che tutti potrebbero esprimere ancora: “voi siete il profumo di Cristo!”. Come qualcosa che semplicemente ci ha avvolto, impregnando di sé tutta la nostra vita.

“Anche noi siamo, per così dire, un incensiere regale e, dovunque andiamo, spandiamo un profumo di cielo, un odore spirituale” (Giovanni Crisostomo, Omelie su 2ª Corinzi 5,2). E questa è la natura profonda e dolce dell’amore. Che mentre si diffonde già ti seduce. Come un giorno ha fatto Maria di Betania, dopo che il Signore Gesù era entrato nella sua casa. Accovacciata ai Suoi piedi, aveva con sé “una libbra d’olio profumato, di nardo puro, di gran valore, unse i piedi di Gesù e glieli asciugò con i suoi capelli; e la casa fu piena del profumo dell’olio” (Gv 12,3). “Dov’è carità e amore, lì c’è Dio”. Parole di un canto che ci assicura che anche dai nostri più umili gesti d’amore potrà sempre scaturire il buon profumo di Gesù Cristo, nostro Signore.

don Walter Magni

L'autore

Walter Magni
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