Rito Ambrosiano – Commento al Vangelo di domenica 22 Novembre 2020

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SECONDA DOMENICA DI AVVENTO

Anno B – Rito Ambrosiano – 22 novembre 2020

I figli del Regno

  • LETTURA Isaia 51,7-12 I riscattati dal Signore ritorneranno e verranno in Sion con esultanza;
  • SALMO 47 (48) Il tuo nome, o Dio, si estende ai confini della terra;
  • EPISTOLA Romani 15,15-21. Coloro che non ne avevano udito parlare, comprenderanno;
  • VANGELO Matteo 3,1-12

Fratelli, sorelle,
il Vangelo della seconda domenica di Avvento (22 novembre 2020) ci mette davanti alla figura austera di Giovanni il Battista. Una sorta di grande faro che illumina la strada che ci aiuta a scorgere il Signore Gesù che viene. Quella del Battista è una figura evangelica scomoda. Se l’ascolti seriamente devi cambiare rotta nella tua vita, ti devi convertire se davvero vuoi incontrare Gesù.

Essenzialità

Un primo elemento che incuriosisce è il deserto nel quale si trova. Si dice, infatti, che Giovanni il Battista “predicava nel deserto della Giudea”. Il Battista ci parla del Messia che sta per venire, che certamente viene, stando in un luogo impervio e arido. Spogliato di tutta la suntuosità e la maestosità del Tempio. Lontano dal frastuono della città e dal vociare insistente dei mercanti. Del resto, è proprio il Dio della Bibbia, dell’Esodo, che per primo aveva dirottato il suo popolo nel deserto del Sinai strappandolo alla schiavitù degli egiziani. Così anche Giovanni il Battista, dopo aver trascorso un lungo periodo di silenzio, di solitudine e forse anche di desolazione, comincia a gridare a tutti proprio da lì che il nostro Dio sta ormai per arrivare. Con quella sua voce tonante regala a tutti parole misurate e calcolate. Quasi volendo solo dire – senza aggiungere nulla di suo – soltanto la Parola di Dio che già i grandi profeti d’Israele avevano annunciato. Lasciando poi che il vento, danzando sulle dune, la trascini là dove la vuole ricollocare.

Giovanni Battista nel deserto diventa l’emblema di una essenzialità che è il contrario della superficialità. L’essenzialità permette di entrare nelle cose, in più cose possibili, attraversandole, superandole, pur vivendole. Una essenzialità che nella sua forma più alta non ha bisogno di tante parole. Così come avviene in un rinnovato rapporto d’amore, dove la capacità dello sguardo che scruta l’orizzonte per scorgere il volto dell’amato, subito s’accorge e, libera e sciolta, l’amata gli corre incontro senza desiderare altro che poterlo abbracciare.

Coerenza

C’è un altro dirottamento che il Battista sa provocare alla grande, se lo vogliamo vedere. Si dice, infatti, che “Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico”. Come dovessimo capire, stando al Vangelo, che anche lo stile di vita del Battista ha il suo peso in ordine a testimoniare la veridicità del Messia che sta per venire, del Dio che in Gesù ci sta venendo incontro. Tutto concorre al bene, alla verità del Dio che viene. Il suo modo di vestire, il suo stesso carattere ruvido e sbrigativo nei confronti della gente che lo stava ad ascoltare e lo interpellava. Un tratto che anche Gesù un giorno riconoscerà determinante in ordine alla vocazione profetica di Giovanni il Battista: “Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso?

Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta” (Mt 11,7-9). Non basta parlare del messia che viene, di un Dio che ci viene incontro per essere convincenti. C’è uno stile, una coerenza di vita che anticipa le parole e le rende più autentiche e vere. E tutti sappiamo che, al di là della prima infatuazione, oltre le belle parole e prediche facili, la gente, d’istinto, sa ancora distinguere tra l’essere e l’apparire, tra la sostanza e ciò che appare e al momento ti abbaglia e ti prende. C’è una essenzialità che certo non sfugge al cuore attento di chi cerca con sincerità il volto di Dio.

Schiettezza

E un ultimo dirottamento ci indica infine il Vangelo, mostrandoci Giovanni Battista: potremmo parlare della forza della schiettezza, della parresìa che lo caratterizza. Giovanni Battista, infatti, veniva raggiunto da tantissima gente dalle più svariate provenienze: “allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati”; oltre a molti farisei e sadducei che, pur provenendo dal Tempio, desideravano ascoltare il Battista e ricevere il suo battesimo di conversione. Proprio nei loro confronti Giovanni il Battista non risparmia parole dure come macigni, che ti lasciano il segno dentro: “razza di vipere, chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente?

Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: ‘Abbiamo Abramo per padre!’. Con chi si ritiene arrivato dal punto di vista religioso, con chi ostenta supponenza e falsa sicurezza davanti a Dio, Giovanni il Battista non si trattiene. Mal sopportando che della fede di Abramo si faccia una bandiera, un vessillo sicuro sotto il quale stare e giudicare il mondo senza pietà e misericordia. Il Battista non intendeva certo decretare la fine dell’ebraismo al quale del resto anche lui apparteneva. Solo chiedeva a loro, come anche chiede a tutti noi oggi di fare un salto di qualità, al fine di rendere la nostra fede più bella e più trasparente. In grado ancora una volta di trasmettere il senso di Dio, il suo vero volto.

don Walter Magni

L'autore

Walter Magni
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