Rito Ambrosiano – Commento al Vangelo di domenica 25 Luglio 2021

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IX DOMENICA DOPO PENTECOSTE

Anno B – Rito Ambrosiano – 25 luglio 2021

Il Signore ha scelto Sion per sua dimora

VANGELO – Marco 8, 34-38 – Chi vuol venire dietro a me, rinneghi sé stesso In quel tempo. 34Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, il Signore Gesù disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. 35Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà. 36Infatti quale vantaggio c’è che un uomo guadagni il mondo intero e perda la propria vita? 37Che cosa potrebbe dare un uomo in cambio della propria vita? 38Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi».

Cari fratelli e sorelle,
“danzava Davide con tutte le forze davanti al Signore”, recita la prima lettura (IX dopo Pentecoste, 25 luglio 2021). Tutte le religioni hanno conosciuto forme di danza nelle loro liturgie. Anche Gesù ci ha insegnato a danzare, standoGli dietro, imparando ad amare. E stando dietro ai Suoi passi di danza potremmo giungere fin sulla croce. Non stanchiamoci mai di ascoltare la Sua voce.

Il Signore della danza

E una prima scoperta è questa: il nostro Dio ama la danza, ama danzare. Più che a un Dio serioso, che impone leggi e giudica in continuazione come fosse un giudice sputasentenze, è uno piuttosto che ama anzitutto incontrare la gente. Che vuole conversare, starti accanto e seguire passo passo le Sue creature. Sin dall’inizio questa è stata la Sua passione Venendoci a cercare senza posa, che non accetta che tu stia seduto a poltrire. E non ti lascia stare: se di te s’è innamorato, subito ecco che ti viene incontro e ti tende la mano, senza neppure chiederti di andare chissà dove. Ti adocchia dove sei e avvia una strategia. Non ti lascia più in pace chiunque tu sia. “Signore, siamo pronti a danzarti questa corsa da fare, questi conti, il pranzo da preparare… pronti a danzarti la danza del lavoro, quella del caldo, e quella del freddo, più tardi. Se certe arie sono spesso in minore, non ti diremo che sono tristi; se altre ci fanno un poco ansimare, non ti diremo che sono logoranti. E se qualcuno ci urta, la prenderemo in ridere; sapendo bene che questo capita sempre quando si danza. Signore, insegnaci il posto che tiene nel romanzo che tu hai avviato il ballo singolare della nostra obbedienza. (…) Facci vivere la nostra vita, non come un gioco di scacchi dove tutto è calcolato, ma come una festa senza fine in cui l’incontro con te si rinnova. Come un ballo. Come una danza” (M. Delbrêl, Il ballo dell’obbedienza). Così come il salmo canta: “Hai mutato il mio lamento in danza, la mia veste di sacco in abito di gioia, perché io possa cantare senza posa” (s.30).

La vita è una danza

Anche gli ebrei, nostri fratelli maggiori, amano danzare, appena scende la sera del venerdì al vespro, in attesa dello Shabbàt. Come fossero amanti inebriati, girando tutt’intorno alla Torah. E ancora danzano stando presso il Muro del Pianto con quel loro dondolio mesto o anche calandosi nella valle del Cedron dovendo dare sepoltura ai loro cari. È forse qualcosa che in loro è rimasto, come innestandosi nel loro stesso DNA, seguendo le orme del loro santo re Davide. Come quando, deposta ogni insegna regale e senza provare alcun disagio, danzava davanti all’arca dell’alleanza. Un detto Chassidico dice: “Bisogna danzare ogni giorno fosse anche con il solo pensiero”. Perché questa alla fine è la nostra esistenza. Con tutti i suoi sogni e le sue resistenze, i suoi momenti affaticati e talvolta senza senso, persino abbandonati e vuoti. Questo anzitutto ci ha voluto ricordare proprio il Vangelo il di Gesù: ritrovare il passo per continuare a danzare al meglio quella stessa vita che ci è stata donata. Seguendo gli stessi passi di danza di Gesù. Come dice un canto: “Io danzavo per lo scriba e il fariseo, /ma essi non hanno voluto seguirmi; / io danzavo per i peccatori, / per Giacomo e per Giovanni, / ed essi mi hanno seguito / e sono entrati nella danza. / Io danzavo il giorno di sabato, / io ho guarito il paralitico, / la gente diceva che era vergogna. /Mi hanno sferzato mi hanno lasciato nudo /e mi hanno appeso ben in alto / su una croce per morirvi. / Io danzavo il Venerdì, / quando il cielo divenne tenebre” (Sydney Carter, Il Signore della danza).

Seguire Gesù a passi di danza

Anche Gesù un giorno S’era lamentato di non essere affatto capito. C’era stato Giovanni Battista, col suo modo così austero e ruvido e la gente non l’aveva seguito. Così come non avevano compreso Lui che Si comportava diversamente. Soprattutto se Lo vedevano entrare nelle case di un pubblico peccatore o metterSi a parlare con una prostituta. E dentro non Gli restava che un rimprovero amaro: questa generazione, infatti, “è simile a quei fanciulli seduti sulle piazze che si rivolgono agli altri compagni e dicono: Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto” (Mt 11,16-17). E riascoltando con pazienza proprio il passo del vangelo della liturgia odierna potremo meglio comprendere la Sua danza. Se, infatti, “qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà”. Nel contesto del nostro mondo occidentale, caratterizzato da demotivazioni e stanchezze (…), che cosa ci può dare un colpo d’ala, un cambiamento di marcia, un orizzonte di gioia e di speranza? Non basta deplorare e denunciare le brutture del nostro mondo. Non basta neppure per la nostra epoca disincantata parlare di giustizia, di doveri, di bene comune, di programmi pastorali, di esigenze evangeliche. Bisogna irradiare la bellezza di ciò che è vero e giusto nella vita, perché solo questa bellezza rapisce veramente i cuori e li rivolge a Dio” (C.M. Martini, Quale bellezza salverà il mondo?)

don Walter Magni

 

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