Rito Ambrosiano – Commento al Vangelo di domenica 27 Febbraio 2022 – don Walter Magni

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ULTIMA DOMENICA DOPO L’EPIFANIA

27 febbraio 2022 – Rito Ambrosiano – Anno C

detta «del perdono»

VANGELO, Luca 19,1-10: La conversione di Zaccheo. In quel tempo. Il Signore Gesù 1entrò nella città di Gerico e la stava attraversando, 2quand’ecco un uomo, di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, 3cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. 4Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là. 5Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». 6Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. 7Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!». 8Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto». 9Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. 10Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

Fratelli, sorelle,

la domenica che precedere l’inizio della Quaresima (Ultima dopo l’Epifania, 27 febbraio 2022) è detta “del perdono”. Se già l’ebraismo conosceva un Dio “misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà” (Es 34,6-7), Gesù, il Figlio di Dio, rende il perdono visibile e umanamente realizzabile, possibile. Come è avvenuto con Zaccheo, totalmente trasformato in un atto d’amore.

“Gesù attraversava la città”

Gesù sta attraversando Gerico e attraversare è un verbo intrigante: l’imperfetto “attraversava” dice di un’azione che si distende e perdura nel tempo. Gesù, entrando nella città di Gerico e attraversandola, non solo vede, ma osserva e scruta intensamente, raggiungendo il cuore, i pensieri e i sentimenti più veri della gente. In questo senso il Libro degli Atti annota che Gesù è propriamente Colui che “passò beneficando e risanando tutti” (10,38). Anzi, Gesù stesso Si descrive ormai Crocifisso e capace di una forza attrattiva, irresistibile e coinvolgente: “quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me” (Gv 12,32).

A fronte di chi ama passeggiare nel mondo sfiorando appena le cose e distogliendo lo sguardo dalle sue brutture e dalle sue fatiche; a fronte della nostra indifferenza e incapacità a sostenere la situazione di chi è distante dalla nostra sensibilità, Gesù ci insegna ad attraversare il mondo guardandolo in faccia, raggiungendolo al cuore. Ci è chiesto di entrare ancora nelle nostre città, attraversandole con gli occhi stessi di Gesù per accorgerci del cuore della gente, per dare spazio alla misericordia e alla compassione, per non perdere anche un solo sussulto d’amore. Gesù non è mai indifferente, non Si estranea mai da nessuno. Anche i delusi, anche i più stanchi che come il poeta potrebbero ancora cantare: “Si tratta di arrampicarsi sul sicomoro / per vedere il Signore se mai passi. / Ahimè, non sono un rampicante / ed anche stando in punta di piedi / non l’ho mai visto” (E. Montale, Come Zaccheo).

“Cercava di vedere Gesù”

Di Zaccheo sta scritto che “cercava di vedere quale fosse Gesù”. Lo desiderava intensamente. con la gratuità di chi cerca con il proprio volto proteso di incontrare un altro volto capace di dischiudere in lui ancora un po’ di pace, uno spiraglio di speranza. E non gli resta che un albero. Lui che a lungo forse s’era fatto strada, anche in ragione della sua bassa statura, sfruttando gli altri, servendosi di loro. Perché “i poveri sono dappertutto e hanno il volto del Signore. Ci si può arrampicare sopra un sicomoro per vedere il Cristo che passa, non sulle spalle della povera gente, come fa qualcuno, per darsi una statura che non ha” (P. Mazzolari). Da una parte sta Zaccheo che per vedere Gesù compie un gesto un po’ strano e sconveniente agli occhi dei più; dall’altra sta Gesù, che, giunto sul luogo, alza lo sguardo e dice: ‘Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua”.

Gesù Si premura di toglierlo da una situazione imbarazzante: “scendi subito”: non sostare nel tuo imbarazzo, abbandona ogni remora, niente e nessuno più ti freni e ti trattenga. Ho voglia di stare con te: voglia di sostare nella tua casa, nella tua intimità, dentro di te! Cosa sta cercando Gesù? Dove vuole arrivare? Là dove tu sei normalmente, là dove abita il tuo cuore. Dove gli affetti abitano e si sentono. A fronte di chi seleziona in fretta e scarta subito tutto ciò che ritiene irrecuperabile, lo sguardo di Gesù riabilita e rinnova le Sue creature. Perché “Tu hai compassione di tutti e nulla disprezzi di quanto hai creato. Se avessi odiato qualcosa, non l’avresti neppure creata” (Sap 11,24-26).

“Cadde lo sguardo / ma non fu a caso”

“Una delle verità fondamentali del cristianesimo, verità troppo spesso misconosciuta, è questa: ciò che salva è lo sguardo” (S. Weil) E un poeta ci ricorda che “Dove la terra fu inutilmente arata / e i campi fumano ancora, e le ombre / lontane chiamano inascoltate dai passanti /o dove qualcuno si fermò per un istante e poi scomparve (…) Lì, ascoltami, cadde lo sguardo” (R. Mussapi, La polvere e il fuoco). Zaccheo deve la propria salvezza allo sguardo di Gesù che lo ha rigenerato, ricreato, con la stessa forza di Dio Creatore.

Gesù con quello sguardo ha risvegliato in lui le sue forze più vere, il suo essere più autentico e vitale. Avvolgendolo di una forza rivelatrice, in grado di introdurlo alla sua stessa identità, alla verità più profonda di sé stesso. Uno scrittore ricorda un episodio letto su un giornale: “Conoscevo una persona accanto alla quale ognuno non solo si sentiva se stesso, ma il più, il meglio di se stesso. Quando chiesi a quella persona qual era il suo segreto, mi rispose con tutta semplicità: ‘basta mettere a fuoco la persona che ti sta dinanzi come se al mondo null’altro vi fosse che l’interesse di questa persona. Si sprigionano così forze e comportamenti inimmaginabili, impensabili’” (A. Pronzato).

Cosa fa, dunque, Zaccheo? Senza badare alle mormorazioni, oltre ogni senso di colpa e di vergogna, si alza e guardando negli occhi Gesù Gli dice: “Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto”. Così per ogni casa, anche nella mia, può giungere ancora l’ora del perdono e della salvezza.

don Walter Magni

 

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