Rito Ambrosiano – Commento al Vangelo di domenica 29 Agosto 2021

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DOMENICA CHE PRECEDE IL MARTIRIO DI SAN GIOVANNI IL PRECURSORE

Anno B – Rito Ambrosiano – 29 Agosto 2021

Avrò pienezza di vita alla tua presenza, Signore

VANGELO Mt 10,28-42. Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo – In quel tempo. Il Signore Gesù disse: 28«Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo. 29Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. 30Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. 31Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri! 32Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; 33chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli. 34Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada. 35Sono infatti venuto a  separare  l’uomo  da  suo  padre  e  la  figlia  da  sua  madre  e  la  nuora  da  sua  suocera;  36e  nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa. 37Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; 38chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me. 39Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà. 40Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. 41Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto. 42Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».

Fratelli e sorelle,

la Parola di Dio di questa domenica (che precede il Martirio di Giovanni il Precursore, 29 agosto 2021) affronta il tema scottante e sempre attuale del martirio. La prima lettura narra il martirio dei fratelli Maccabei con la loro madre; l’Epistola nota che “noi che siamo vivi, veniamo consegnati alla morte a causa di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nella nostra carne mortale”. Infine, Gesù nel Vangelo ci esorta esplicitamente a non temere “quelli che uccidono il corpo”.

Il ritorno del martirio

La questione del martirio e del martirio cristiano è materia che scotta e che chiede qualche precisazione. Siamo cresciuti illudendoci di appartenere a una fede che ci consola e ci tranquillizza davanti alle tragedie della vita. Intanto nel mondo, con l’avvento di tante forme di terrorismo talvolta ammantate falsamente di religione, si torna a parlare di martiri a causa del loro credo. Il terrorismo che uccide e annienta la vita non ha nulla a che fare con qualsiasi espressione di fede religiosa. Solo se ne serve per avviare un pretesto di opposizione e di annientamento pianificato della vita dell’altro. E molto confonde la gente il fatto che un gesto così criminale avvenga mentre viene urlato in modo blasfemo il nome di Dio: “Allah akbar”, Allah è grande.

Quasi Dio, in contraddizione con Se stesso, desiderasse annientare quella stessa vita che Lui stesso ha inteso creare, avvolgendola d’amore e di bellezza. Va detto a chiare lettere: il martirio cristiano è altra cosa. Quando un cristiano decide di dare la propria vita, lo fa attenendosi al gesto di Gesù che muore sulla croce regalando la Sua vita per tutti. Perché così ci ha detto: “non c’è amore più grande di questo: dare la vita” (Gv 15,13). Annalena Tonelli, medico laico missionario in Somalia, uccisa in un agguato nell’ospedale che aveva costruito, scriveva: “La mia vita ha conosciuto tanti pericoli, ho rischiato la morte tante volte. Sono stata per anni nel mezzo della guerra. Ho sperimentato nella carne dei miei, di quelli che amavo, la cattiveria dell’uomo, la sua crudeltà, la sua iniquità. E ne sono uscita con una convinzione incrollabile: ciò che conta è solo amare”.

La verità del martirio dentro il dialogo interreligioso

Evitiamo di equivocare sul tema del martirio e difendiamolo anche dalle semplificazioni di chi si diverte con molta superficialità a gridare giudizi sommari e semplificanti, dicendo “in fondo se l’è cercato! Era proprio il caso di restare in quel paese dove ammazzano i cristiani?”. Il martire secondo il Vangelo di Gesù è uno che anzitutto ama e non odia; non si toglie la vita per un gesto inconsueto, ma semplicemente la dona; non impone alcuna violenza; non cerca il martirio ad ogni costo ma, se costretto, lo affronta e lo subisce.

Giungendo a una testimonianza che intende estinguere l’odio con il perdono. Come Gesù: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno” (Lc 23,34). E, facendo questa chiarezza sul senso cristiano del martirio cristiano, si intende difendere anche la condizione di tanti musulmani a loro volta perseguitati proprio perché osano prendere le distanze dal cosiddetto terrorismo islamico (“di matrice islamica”), espressione del tutto impropria. Certo, se guardiamo alla storia i rapporti tra musulmani e cristiani hanno vissuto in alternanza momenti di pace e di guerra feroce. Solo un continuo esercizio caratterizzato da una pacifica convivenza e un ascolto intelligente reciproco sarà in grado col tempo di chiarire tante cose, immettendo nella storia semi di pace e di fraternità. Senza dimenticare che la stessa libertà religiosa di tanti cristiani d’Oriente che ancora vivono nei paesi islamici chiede d’essere tutelata e sostenuta, così come l’Occidente si premura sempre più di fare spazio alle dinamiche e alle esigenze della presenza islamica nei suoi territori nazionali.

“Non abbiate paura”

Gesù oggi, ci ripete piuttosto: “Non abbiate paura (…). Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!”. Un invito che molti martiri ai nostri giorni hanno subito messo in pratica. Fidandosi di Lui e affidandosi senza riserve a Lui. È nella memoria di molti – era il febbraio del 2015 – il martirio di 21 cristiani copti egiziani, trucidati barbaramente in Libia da una banda di terroristi. Non si dimentica facilmente quella fila di uomini incatenati e coperti da quelle tutte arancione lungo la spiaggia, mentre si poteva notare tatuato sui loro polsi il segno della croce. Un giovane pittore egiziano li aveva rappresentati in fila, dietro a Gesù caricato della croce, anche Lui rivestito della stessa tuta.

E ricordo il volto di alcuni amici martiri che ho conosciuto personalmente e che mi hanno insegnato a guardare a Gesù crocifisso con maggiore confidenza. P. Fausto Tentorio, ucciso sull’isola di Mindanau (Filippine), nel 2011. Con schiettezza e senza paura aveva osato difendere i contadini più oppressi e sfruttati di quella terra. E ancora: l’amico don Pino Puglisi, ucciso dalla mafia nel 1993, in odium fidei, il giorno del suo 56esimo compleanno, era il 15 settembre 1993. Sapeva parlare in modo diretto, senza retorica. E poi è la vita che insegna che ci sono forme di martirio che si nascondono dentro la vita stessa e che solo uno sguardo di fede sa interpretare in modo giusto e vero. Martiri della quotidianità dei giorni che passano, tenendo fisso lo sguardo in Gesù. Perché il Vangelo avanza sempre senza far rumore e se ti lasci prendere per mano da Lui è certo che ci si ritroverà là dove non avremmo mai pensato di arrivare.

don Walter Magni

 

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