Rito Ambrosiano – Commento al Vangelo di domenica 30 Gennaio 2022 – don Walter Magni

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Festa diocesana della SANTA FAMIGLIA DI GESÙ, MARIA E GIUSEPPE

30 gennaio 2022 – Rito Ambrosiano – Anno C

Beato chi abita la tua casa, Signore

Matteo 2,19-23: In quel tempo. 19Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto 20e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino». 21Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. 22Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea 23e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno».

Fratelli, sorelle,

con la Festa della Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe (30 gennaio 2022) si chiude con le domeniche dopo l’Epifania che segnalano le prime e più importanti manifestazioni di Gesù. A Maria va certo riconosciuto un ruolo determinante nei confronti di Gesù. In che termini e fino a che punto anche Giuseppe è stato importante e decisivo nei confronti della custodia e della crescita di Gesù?

Mite e umile di cuore

La liturgia, nella prima lettura (Siracide) accosta Giuseppe alla figura di Mosè: “uomo mite, che incontrò favore agli occhi di tutti, amato da Dio e dagli uomini”. E forse anche Gesù pensava a Giuseppe mentre proclamava le beatitudini sul monte: “beati i miti perché erediteranno la terra”

(Mt 5,5). Mite, infatti, è chi fa il bene in silenzio, in tutta umiltà, senza autoincensarsi. Senza alcuna preoccupazione di farsi spazio, solo preoccupato di dare, di fare spazio agli altri. Permettendo così a suo Figlio, che così misteriosamente gli era stato donato, di crescere, di diventare Se stesso. Chi è mite non sfrutta, ma sfugge alla tirannia e al sopruso, fiducioso che non mancherà un angelo a venirgli in soccorso. Tutto preso non dalla preoccupazione di difendersi, ma di custodire quel Figlio che gli è stato affidato. Mansueto e paziente certo, ma pure determinato nel suo silenzio.

Per questo anche Gesù, Si definirà “mite e umile di cuore” (Mt 11,29), invitando affaticati ed oppressi a seguirLo. Come re che porta la pace, conquistando Gerusalemme cavalcando un asinello (Mt 21,5). Anche l’iconografia cristiana ha immaginato Giuseppe che a piedi segue un asinello che porta Maria che tiene in braccio il bambino Gesù, paradossalmente al seguito di Colui che stava custodendo. Perché mite è colui che “lascia essere l’altro quello che è” (N. Bobbio, elogio della mitezza, 1993). Giuseppe come Giovanni Battista, il Precursore, potrebbe dire di Gesù che avanza che una sola cosa importa: “che lui cresca e che io diminuisca” (Gv 3,30).

Che si attiene ai sogni di Dio

Ma di Giuseppe i Vangeli non conservano una parola, ma solo un grande silenzio, una grande capacità di ascolto obbediente delle parole che un angelo di volta in volta in sogno gli suggerisce. “Morto Erode – infatti – ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto”; e ancora: “avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea”. Intanto i genitori pensano, sognano. Tanto Maria meditava “tutte queste cose nel suo cuore” (Lc 2,51), quanto Giuseppe si sarà pur fatto qualche domanda a fronte dei tanti inviti angelici ricevuti.

Rifacendosi probabilmente, da uomo pio e amante delle Scritture, alla forza convincente dei sogni che avevano accompagnato anche il suo illustre antenato Giuseppe ch’era finito venduto come schiavo in Egitto proprio a causa di tutti quei sogni raccontati ai suoi fratelli. E quanto anche la nostra esistenza deve ai sogni di un padre? Sogni nascosti, mai rivelati. Forse sussurrati appena, in alcuni rari momenti di particolare confidenza. Resta profondamente vera e segna l’eloquenza di certi silenzi paterni. Giuseppe ha introdotto Gesù a intuire in silenzio la presenza del Padre Suo.

IntroducendoLo nel mare infinito dell’abbandono confidente (Lc 23,46). “Facciamo silenzio prima di ascoltare la Parola di Dio perché i nostri pensieri sono già rivolti alla Parola. Facciamo silenzio dopo l’ascolto della Parola perché questa ci parla ancora, vive e dimora in noi. Facciamo silenzio la mattina presto, perché Dio deve avere la prima parola. Facciamo silenzio prima di coricarci perché l’ultima parola appartiene a Dio” (D. Bonhoeffer).

Nel silenzio abitare il mistero

Tanto Maria ama scavare nella Parola domandando (Lc 1,34), quanto Giuseppe, davanti al mistero di Dio in silenzio obbedisce. Anche quando Maria gli avrà rivelato che proprio quella gravidanza non è opera sua! Giuseppe non si scompone. Tace e rientra in se stesso alla ricerca di una soluzione che punti al danno minore: disposto a pagare lui per primo, decide di separarsi da Maria. Ed “ecco che un angelo del Signore gli apparve in sogno e gli disse: ‘Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa; perché, certo, ciò che è stato generato in lei viene dallo Spirito Santo, ma ella [ti] partorirà un figlio e tu gli darai il nome di Gesù, perché sarà lui a salvare il suo popolo dai suoi peccati’” (Mt 1,19-21).

Disposto a subire anche qualche battuta ironica da parte dei suoi compaesani, lascia Nazareth, sicuro che la mano della grazia di Dio lo accompagnerà. Forse la santità più diffusa ancora oggi è l’inconsapevole beatitudine di chi agisce e fa in totale silenzio e che avremo la grazia di scoprire in tutta la sua bellezza in occasione dell’ultimo giudizio, quando qualcuno oserà dire stupito al Signore della storia: “quando mai ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito?” (Mt 25,31-46). Che il Signore ci conceda anche solo un raggio di questa santità silenziosa e discreta, che solo ci invita a ripetere l’affermazione evangelica dei discepoli del Signore: “abbiamo fatto quanto dovevamo fare” (Lc 17,10).

don Walter Magni

 

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