Rito Ambrosiano – Commento al Vangelo di domenica 31 Gennaio 2021

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SANTA FAMIGLIA DI GESÙ, MARIA E GIUSEPPE

31 gennaio 2021 – Rito Ambrosiano – Anno B

Beato chi abita la tua casa, Signore

LETTURA Isaia 45,14-17, Tu sei un Dio nascosto, Dio d’Israele, Salvatore. SALMO 83 (84): Beato chi abita la tua casa, Signore.
EPISTOLA Ebrei 2,11-17, Cristo si è reso in tutto simile, assumendo carne e sangue.
VANGELO
Luca 2, 41-52 – Era in tutto loro sottomesso. 41 I suoi genitori si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. 42 Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. 43 Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. 44 Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; 45non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. 46 Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. 47 E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. 48 Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». 49 Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». 50 Ma essi non compresero ciò che aveva detto  loro.51 Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva  tutte queste cose nel suo cuore. 52 E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.

Fratelli, sorelle,

Festa della Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe (31 gennaio 2021). Perché questa famiglia è santa? Senza volersi distanziare dal prefazio della liturgia ambrosiana, non è scontato che questa famiglia, soprattutto nei suoi inizi, abbia potuto trascorrere “giorni operosi e sereni”. Il vangelo di Matteo, segnala, che per Gesù bambino, questa famiglia era sempre in partenza, quando non veniva braccata dai potenti. Anche se è sempre stata accompagnata dalla presenza costante degli angeli.

Famiglia atipica

Diciamo piuttosto che questa santa famiglia assomiglia a tante famiglie dei nostri giorni, attraversate spesso da prove non indifferenti. Del resto, la famiglia non è al primo posto nei pensieri dei potenti di oggi. Quanto a Erode, il potente di allora, era addirittura uno sfasciafamiglie: non riuscendo a scovare Gesù, decise di uccidere tutti i bambini dei dintorni di Betlemme, dai due anni in giù. Questo almeno era il suo calcolo fallimentare. Se poi volessimo andare alla radice di questa santa famiglia, potremmo renderci conto di una atipicità che sta proprio alla sua origine, senza permetterle di poter procedere per vie tanto normali.

Stando alla genealogia di Gesù, narrata dal Vangelo di Matteo, tra i Suoi antenati s’incontrano personaggi di vario tipo, e soprattutto quattro donne che avevano un tenore di vita piuttosto discutibile. Irregolari, principalmente dal punto di vista della Legge di allora. Persino Maria, Sua Madre, donna moralmente ineccepibile, s‘era però trovata incinta non a causa di un uomo, ma stando al vangelo: per opera dello Spirito Santo. E questo doveva pure aver causato qualche perplessità nel suo promesso sposo Giuseppe. Maria s’era tuttavia innamorata di un uomo giusto, che mai l’avrebbe esposta al rischio della lapidazione. Così Giuseppe decise di ripudiarla segretamente. Più che una famiglia da imitare, come una certa spiritualità del passato ci aveva chiesto, questa famiglia è tutta da scoprire. Individuando tracce di una santità possibile e disponibile, proprio a partire dalle sue fatiche e apparenti contraddizioni.

“Ma essi non compresero” 

Attenendoci all’episodio evangelico odierno, Maria e Giuseppe hanno avuto a che fare con un figlio dodicenne che cominciava a farSi capire. Ogni anno i Suoi genitori si recavano a Gerusalemme per la Pasqua. Ed è nel contesto della prima volta nella quale L’avevano accompagnato, che Gesù sparì. E in capo a tre giorni Lo ritrovarono nel tempio, “seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava”. Il Vangelo registra anzitutto il loro profondo smarrimento. La stessa sensazione di tanti genitori davanti a un figlio adolescente, con tutti i suoi disagi e le sue turbolenze. Ed è a quel punto che anche Maria e Giuseppe si accorsero che quel figlio non era più il loro bambino, quello che a Natale chiamavano il bambino Gesù. Come se Gesù stesso avesse voluto introdurre i Suoi nell’orizzonte di un cielo più grande.

Dentro una nuova relazione, nell’orizzonte di una nuova paternità. Tanto da apparire persino impertinente la risposta che Gesù dette a Sua madre: “Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?”. Con l’evangelista che precisa: che “essi non compresero ciò che aveva detto loro”. Non è scontato ripartire da certe incomprensioni, per ritrovare il volto di Dio. Del resto, questo era proprio il cammino che era già iniziato con Maria sua Madre, proprio dal giorno nel quale un Angelo le aveva parlato, annunciandole l’arrivo di un figlio speciale. In tal modo, dentro una famiglia così, s’avviava la storia del mistero di Dio che avanza e che abbiamo imparato a scorgere con stupore e venerazione.

Custodire il mistero

Di Gesù si dice che scese “con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso” e che “cresceva in sapienza, età e grazia”. E tra queste due notazioni si precisa che “Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore”. Come se tra l’obbedienza e la crescita di Gesù, a Maria spettasse il compito di custodire il cammino di Suo Figlio verso una mèta. Quand’era ancora un bambino di pochi mesi Maria avrà pure insegnato a Gesù a pronunciare le prime parole. E forse, una sera, mentre Giuseppe compariva sulla porta dopo una giornata di lavoro, Maria, avrà suggerito a Gesù Bambino parole cariche di tenerezza: “coraggio bambino mio, di’ A-b-b-à. Ripeti: ab-bà (babbino mio)”.

Così Gesù cominciava a comporre la preghiera del Suo Padre nostro. Poi, vedendoLo diventare più grande, venne il tempo del silenzio. Non c’era più modo per dirGli cosa doveva fare, ma era il tempo piuttosto per comprendere, di giorno in giorno, la profondità di quella risposta data nel Tempio: “devo occuparmi delle cose del Padre mio”. Certa ormai, che i passi più fermi e decisi di Gesù, si mantenessero sempre più saldi nel solco della volontà di Dio, che anche lei ben conosceva. Quanta fede si nasconde nel silenzio di una madre, resa forte di una speranza che sa trasmettere amore, e ancora amore. Forse Maria avrà tentato di sentirsi condivisa da Giuseppe dicendo: “Parla anche  tu,/ parla per ultimo,/ di’ cosa pensi. / Parla, ma non dividere il sì dal no. / Al tuo pensiero da’ anche senso:/ dagli ombra. / Dagli ombra che basti, dagliene tanta …” (Paul Celan).

don Walter Magni

L'autore

Walter Magni

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